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- FORLI'


Forlì (Furlè in dialetto  forlivese, Forum Livii in latino)  è una città di 117.471 abitanti (al 2 gennaio 2010), capoluogo della provincia di Forlì-Cesena,  dopo essere stata, per quasi tutto il XX  secolo, capoluogo della provincia di Forlì,  nome sotto il quale era compreso anche il territorio ora facente parte  della provincia di Rimini. Forlì è nota anche  col soprannome dialettale di "Zitadon", il "Cittadone". Nella storia, è stata  anche chiamata col nome di Livia.

Forlì è una città dell'Emilia-Romagna ed in particolare si trova in Romagna,  di cui è, come dice Dante nel De Vulgari eloquentia,  "meditullium", cioè l'area centrale. Questo primato è, in parte, anche  linguistico, nel senso che il forlivese  costituisce uno dei principali dialetti romagnoli, senz'altro fra i più  tipici.

La città, fondata secondo la tradizione nel 188 a.C.,  sta per celebrare i suoi 2200 anni di vita (nel 2012-2013), i suoi  primi 22 secoli.

La località dove Forlì sorge fu abitata sin dal Paleolitico,  come dimostrano i copiosi ritrovamenti di Monte Poggiolo, con migliaia di reperti datati a circa  800.000 anni fa.

La città è poi sorta su un antico insediamento commerciale, chiamato  dagli Etruschi "Ficline" (Figline,  cioè terra di vasai, per le ceramiche che vi venivano prodotte e che  saranno famose anche nei secoli XIV-XVI), sito sulla linea di confine  che separava il territorio controllato dai Lingoni  da quello dei Senoni.

Il nome è di origine romana (Forum Livii): il castrum  fu probabilmente fondato nel 188 a.C.,  secondo la tradizione, da Caio  Livio Salinatore, figlio del console Marco Livio Salinatore che, nel 207 a.C.,  sconfisse l'esercito cartaginese guidato da Asdrubale nella battaglia del Metauro. La città,  dunque, celebrerà, nel 2012 i 22 secoli di storia.

Della città romana rimangono pochi resti, specialmente sotterranei  (ponti, strade lastricate, fondazioni). Il forum doveva essere all'altezza dell'attuale piazza Melozzo, mentre è probabile l'esistenza di un castrum  nella zona dei Romiti, sulla via per Faenza. Il  castrum  chiamato Livia  e il forum detto Livii rifondarono  l'etrusca Ficline dando  luogo a Forlì.

Un importante pagus risalente agli anni in cui era Imperatore Costanzo  II è stato rinvenuto nei pressi della località Pieveacquedotto, dove  transitava l'acquedotto di Traiano.

Caduto l'Impero Romano  d'Occidente, dopo il breve dominio di Odoacre,  fece parte del regno degli Ostrogoti,  poi dell'impero di Bisanzio. Rimase bizantina ai tempi dell'invasione longobarda,  nel VI  secolo, poi fece parte delle donazioni di Pipino il Breve alla Chiesa.

Nata, ovviamente per motivi di difesa, su un'isola alla confluenza di  due fiumi, Forlì fu però lungamente travagliata dalle inondazioni,  così, intorno al 1050, venne risistemato l'impianto dei corsi d'acqua  con vari lavori di ingegneria che allontanarono dal centro abitato il  rischio di nuovi allagamenti.

La città fu protagonista delle vicende del territorio romagnolo  durante il Medioevo: il complesso stemma allude a diversi momenti della sua  storia: la città ebbe dai Romani lo scudo vermiglio, su cui poi fu  posta, in ricordo della partecipazione dei Forlivesi alla Prima Crociata,  una croce bianca; un secondo scudo, bianco, attraversato dalla scritta LIBERTAS,  testimonia dei periodi in cui la città si erse a repubblica  (la prima volta nell'889, l'ultima nel 1405): i  colori della città, pertanto, sono il bianco ed il rosso; l'aquila sveva in  campo d'oro fu invece concessa da Federico II, per l'aiuto  datogli nella presa di Faenza (1241), essendosi Forlì schierata dalla parte dei ghibellini.

L'Imperatore elargì alla città, nell'occasione, anche un'ampia autonomia  comunale, compreso il diritto di battere moneta.

Il passaggio dal libero comune alla signoria  fu piuttosto tormentato: emersero, fra gli altri, i tentativi di Simone Mastaguerra, Maghinardo Pagani e Uguccione della Faggiola, ma il  successo nel dominio cittadino arrise alla dinastia della famiglia Ordelaffi,  che resse, sia pure con qualche interruzione, la città dalla fine del  XIII fino all'inizio del XVI.

Dal punto di vista tecnico, si può segnalare il fatto che Forlì, nel  XIV secolo, fu una delle prime città a dotarsi di orologio  meccanico, posto nella torre civica.

La Forlì medioevale vide anche la presenza di una fiorente comunità  di Ebrei: si ha notizia dell'esistenza d'una scuola  ebraica in città fin dal XIII  secolo, mentre il più antico esempio italiano di immagine araldica  ebraica (1383)  proviene da Forlì; inoltre, uno statuto civico forlivese del 1359 ci  testimonia la stabilità della presenza degli Ebrei e dei loro banchi.  Anzi, nel Medio Evo, gli Ebrei a Forlì potevano possedere terreni e  fabbricati. Col Cinquecento, però, la possibilità si restrinse ai soli  fabbricati, anche a causa del passaggio della città al dominio diretto  dello Stato della Chiesa.

Da ricordare è anche il fatto che a Forlì operò e morì il rabbino Hillel da Verona, che con i suoi scritti  poté influenzare anche l'immaginario di Dante, ospite in città poco dopo la sua  scomparsa.

Insomma, Forlì fu un importante centro di affari e di vita culturale  ebraica.

Da segnalare, a tal proposito, è l'importante congresso dei delegati delle  comunità ebraiche di Padova, di  Ferrara,  di Bologna,  delle città della Romagna e della Toscana,  nonché di Roma,  che fu convocato a Forlì il 18  maggio 1418:  vi si presero decisioni sul comportamento (etico e sociale) che gli  Ebrei avrebbero dovuto tenere e si inviò una delegazione al Papa Martino V per la conferma degli antichi privilegi e la  concessione di nuovi.

Nasce, e poi fiorisce con Melozzo e Marco Palmezzano, la scuola forlivese nel campo della pittura.

Durante il Rinascimento, la città vantò molteplici  intrecci con la storia nazionale italiana: sua signora fu Caterina Sforza, che, vedova di Girolamo Riario (nipote di Papa  Sisto IV), sposò, nel 1497, Giovanni de' Medici (detto "il Popolano"), matrimonio  dal quale nacque, l'anno successivo, Ludovico (poi Giovanni) detto Giovanni dalle Bande Nere, il  famoso capitano di ventura, padre di quel Cosimo I de' Medici che sarà il primo Granduca di Toscana. Caterina,  nonostante un'eroica resistenza nella rocca di Ravaldino, in  Forlì, fu sconfitta da Cesare  Borgia nel piano di espansione dei possedimenti papali in Romagna.

Dopo un effimero tentativo di ritorno degli Ordelaffi, il Papa Giulio II, di passaggio a Forlì nel 1506, riuscì  ad imporre, almeno provvisoriamente, la pace tra i guelfi e i ghibellini.

Tornata sotto il dominio papale, Forlì costituì il centro della Romagna pontificia, tanto che ancora oggi sono in molti ad usare  "romagnolo" e "forlivese" come sinonimi, anche se ciò non è corretto.

Pur tra varie vicissitudini, come il saccheggio operato dagli Austriaci  nel 1708,  la situazione rimase sostanzialmente immutata in pratica fino all'Unità d'Italia, eccetto che per un  breve periodo di indipendenza politica dalla Chiesa attorno al 1797, quando  divenne capoluogo del dipartimento del Rubicone nella nuova divisione  amministrativa dettata dalle truppe di Napoleone al seguace Regno d'Italia. Tra le leggi imposte dal nuovo codice  civile napoleonico c'era la possibilità di divorzio e un cittadino di  Forlì ne fece richiesta (prima causa di divorzio a oltre 150 anni dalla  legge attuale). Inoltre, i funzionari napoleonici si occuparono di  indagare gli usi e costumi delle popolazioni sottomesse, producendo una  notevole mole di dati sulle tradizioni popolari di questa parte di  Romagna. Un forlivese riuscì a recuperare parte di quelle indagini (per  la verità in gran parte provenienti da Sarsina, ma in uso anche a Forlì)  e ne pubblicò un testo che è uno dei primi lavori sulle tradizioni  romagnole, poi seguito dall'opera del Pergoli verso la fine  dell'Ottocento, che si occupò della raccolta di canti anche a Forlì e a  San Martino in strada (frazione di Forlì).

Dal punto di vista culturale, prosegue nel XVI  secolo la scuola forlivese di pittura, con autori  come Francesco Menzocchi e Livio  Agresti, ma anche con i loro epigoni dei secoli successivi.

Nella seconda metà del XIX  secolo Forlì diventa il "zitadòn" (cittadone) della Romagna: un  centro grande rispetto alle altre realtà urbane limitrofe, la cui  prosperità deriva dall'agricoltura  - molto diffuso il tipico contratto di mezzadria  - e dal commercio del sale tramite la via diretta verso Cervia e  le sue saline,  nonché dal suo posizionamento sulla strategica via  Emilia, a metà strada fra Bologna e Rimini.  Non mancarono personalità di spicco durante il Risorgimento: Aurelio  Saffi, repubblicano mazziniano e Piero Maroncelli, amico di Silvio Pellico e imprigionato come lui per il suo ideale di  un'Italia  unita e libera da dominazioni straniere o religiose.

La città piange i suoi martiri della Grande Guerra, ma è con l'ascesa del Fascismo  e la Seconda guerra mondiale che Forlì  torna a far parlare di sé. A 15 km dalla città, a Predappio,  nasce Benito Mussolini: quando egli diviene prima  presidente del consiglio, poi duce,  inevitabilmente Forlì gode di una certa fama di ritorno, cominciando a  essere presentata nella propaganda  ufficiale come "la città del Duce". Questo ha comportato  conseguenze negative negli anni del dopoguerra, quando si poté  assistere, a mo' di contrappasso, a quella che uno storico ha definita  un'implicita conventio ad tacendum:  tutte le volte che non fosse proprio inevitabile citarla, Forlì non  doveva essere nemmeno menzionata.  Solamente con gli inizi del nuovo secolo, il XXI, il presupposto per  cui parlare di Forlì sarebbe sintomo di nostalgie fasciste sta  cominciando a cadere.

Forlì: l'edificio "pseudo" razionalista sede dell'Istituto Tecnico  Industriale Statale G.Marconi

Durante il regime, comunque, Forlì si sviluppò oltre il suo ambito  territoriale ed economico tradizionale: le porte e le mura antiche  vennero abbattute per lasciar spazio ai nuovi viali delle  circonvallazioni e permettere la costruzione di nuovi quartieri  all'esterno del pur ampio centro storico; gli architetti del regime si  sbizzarrirono nel progettare nuovi edifici corrispondenti al gusto del  momento, come ad esempio la nuova stazione ferroviaria, il nuovo Palazzo delle  Poste e quello degli Uffici Statali nella centrale piazza Saffi,  viale Benito Mussolini (ora viale della Libertà). Crebbero poi le  industrie locali (Forlanini, Mangelli); nel 1936 viene  inaugurato l'aeroporto "L.Ridolfi", che, nel  dopoguerra fu a lungo polo di traffici commerciali con i Paesi  dell'Europa comunista.

La città pagò il suo conto di vite umane alla guerra, sopportando  inoltre la perdita di inestimabili tesori artistici, come la chiesa di San Biagio o il  teatro comunale; anche la Torre civica fu bombardata, per poi venire  ricostruita in seguito. Il campanile della Basilica di San Mercuriale  venne invece risparmiato dai tedeschi in ritirata, le voci del popolo  indicano per intercessione e supplica del parroco don Giuseppe Prati  detto, amabilmente, don Pippo. Certa è l'opera del vescovo di allora  della città, monsignor Rolla, che sicuramente pagò un prezzo molto  consistente in termini di vettovaglie e bestiame per l'esercito tedesco  in ritirata. Recentemente alcuni voci "nostalgiche" vorrebbero indicare  nell'intervento diretto di Benito Mussolini la causa del salvataggio del  campanile. Questa possibilità è in realtà remota. All'inizio del '900  lo stesso Mussolini, fervente anticlericale, diede alle fiamme il  portone della medesima chiesa subendo anche una condanna riportata dalle  cronache di allora.

Tra i momenti tragici della guerra, va anche ricordato l'eccidio di Forlì, nel quale, presso  l'aeroporto cittadino, furono uccise 42 persone, nel settembre del 1944.

Forlì venne liberata relativamente presto, rispetto  alle altre zone del Nord Italia: il 9  novembre 1944,  dopo una accanita battaglia per il valore simbolico che Forlì aveva in  quanto "città del Duce", tanto che Hitler aveva ordinato di non cederla  facilmente, le truppe alleate britanniche ed indiane entravano in città,  provenienti da Cesena, con l'appoggio delle brigate partigiane. Proprio in  quanto città-simbolo, i britannici vollero riservare a sé l'onore di  entrare a Forlì, precedendo sia gli stessi partigiani sia i Polacchi di Władysław Anders, che già avevano preso Predappio.  Ancora oggi è presente e visitabile, quasi di fronte al Cimitero  Monumentale, il ben curato Cimitero degli Indiani, a ricordo di quanti  di loro persero la vita in questa occasione.

Primo sindaco della Forlì liberata fu Franco Agosto,  cui oggi è dedicato il Parco Urbano, polmone verde urbano sull'ansa che  il fiume Montone forma nei pressi di Porta Ravaldino.

Casa di Ruffilli

Forlì è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di  Liberazione perché è stato insignito della Medaglia  d'Argento al Valor Militare per i sacrifici e il coraggio delle sue  popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondialela.

Nel dopoguerra la città si è stabilizzata nelle sue attività  tradizionali legate al settore agricolo e artigianale, sviluppando una  dinamica realtà di piccole imprese artigianali o cooperative.

Forlì fu anche teatro di un omicidio targato Brigate  Rosse. Il 16 aprile 1988 (a dieci anni dall'assassinio di Aldo  Moro, e proprio pochi giorni dopo la nascita del nuovo governo  presieduto da De Mita, che Ruffilli aveva contribuito a creare),  assassinarono il senatore Roberto Ruffilli nella sua casa di Corso Diaz, nel rione  Ravaldino.

Il 5 aprile 2009, intorno alle ore 22,20, fu avvertita una scossa  tellurica di magnitudo 4,7 tra le città di Forlì e Faenza, che anticipò  il terribile terremoto del 6  aprile 2009 de L'Aquila.